Portare il softball dentro Sollicciano

L’opinione pubblica percepisce il carcere molto spesso come una sola struttura di confinamento fine a sé stessa. La considerazione di fondo è corretta, i detenuti, riconosciuti colpevoli di violazioni da un tribunale imparziale sono obbligati a scontare un periodo di tempo più o meno lungo in carcere a fini di punizione. Il valore aggiunto che però la scuola all’interno dell’istituto carcerario (Centro Permanente Istruzione Adulti – CPIA1 Firenze) fornisce non è ignorabile e deve essere promosso all’esterno delle mura e delle grate.

Il recupero sociale e la reintegrazione nella legalità divengono oggi fondamentali. Dal carcere devono uscire persone e non paria. L’individuo deve trovarsi migliorato una volta esaurita la pena. Per questo gli sforzi del CPIA1 vanno oggi nella direzione del guadagno in termini sociali. Attuare programmi come corsi a vari livelli di apprendimento, dalla scuola elementare a integrazione con università per il conseguimento di lauree, a programmi professionali per ridurre il gap con il mondo del lavoro. Fondamentale in questo contesto diviene lo sport di squadra che è utilizzato non, sottolineiamo “non”, come premio, ma come semplificazione di un mondo in cui le regole vanno rispettate. Il divertimento dei detenuti diventa così un’occasione di far meglio comprendere il rispetto reciproco. Viene offerto alle persone recluse presso la Casa Circondariale N.C.P. di Sollicciano di Firenze, la prospettiva di una possibile e completa integrazione, dando ai detenuti la possibilità di realizzare le proprie capacità atletiche e di fare squadra.

Ci inseriamo qui. Grazie alla nostra coach Simona Grateni, insegnante presso la Casa Circondariale N.C.P. di Sollicciano di Firenze, che ha avuto la funzione di Cavallo di Troia allenando da circa tre mesi una squadra di detenuti, la Sestese ha partecipato alla prima partita di softball all’interno del carcere fiorentino. Ufficialmente il progetto è stato nominato “Baseball/Softball in carcere -42 integrazione con lo sport” e l’organizzazione è stata portata a termine dalla Scuola CPIA1 di Firenze. A dare man forte a Simona, Marina Centrone tecnico Federale che è attualmente impegnata con le Blue Girls di Pianoro.

Le partite si svolgono la mattina di sabato 21 luglio sul fondo del campo di calcio di Sollicciano, adibito per l’occasione. Gli atleti e lo staff della Sestese si presentano al mattino presto, con il materiale rigorosamente approvato dall’autorità carceraria. Si pensi che sono state introdotte nelle mura, tra le altre cose, due mazze. L’iter affrontato dall’organizzazione è stato tutt’altro che banale. I controlli, ovviamente severi, permettono alle atlete e lo staff della Sestese di raggiungere la sede di gioco in circa 20 minuti, poco meno ci vorrà per il percorso inverso. Cancelli rinforzati, porte blindate, corridoi angusti fanno parte di un labirinto di cemento armato non solo da attraversare, ma anche da comprendere, grazie al coordinatore e insegnante Claudio Pedron, che fa da cicerone per l’occasione.

Il tempo necessario al raggiungimento del campo di gioco è riempito da una necessaria introduzione al regime carcerario e al funzionamento di determinati aspetti della vita della Casa Circondariale. Insegnare agli esterni a non essere, in primis, fuori luogo con i detenuti durante le ore che saranno trascorse assieme. Sono esseri umani che hanno avuto già la loro punizione sociale e non sono necessari ulteriori inutili accanimenti, anche non voluti. La Sestese in questa occasione (d’oro) è mero strumento al servizio di un percorso di recupero.

Il sole è accecante una volta fuori. Fuori dentro, ovviamente. Non fuori fuori. Siamo sempre all’interno delle mura e il gruppo di visitatori ha raggiunto lo spazio dell’orto e del frutteto. Poco più avanti il campo da calcio dove circa venti atleti, neofiti di softball, si stanno scaldando con un paio di palloni da calcio. Ci siamo. È tempo di rompere l’iniziale imbarazzo con l’aiuto delle insegnanti Simona, Marina e Claudio che oramai sono di casa. Il materiale è poco abbondante e viene colta l’occasione per un breve palleggio misto. La bellezza dello sport. Palle da softball che volano piuttosto precisamente a destinazione, qualche palla mancata e due o tre battute spiritose: già amici. Le barriere che si sgretolano come castelli di carta, o meglio, come ghiaccio al sole, vista la temperatura e il sole battente.

Inizia il mini torneo con le due squadre di casa in maglia blu e maglia nera, più la Sestese in maglia rossa. C’è tempo per tre partite di tre inning l’una. Quello che si nota da subito, nonostante il naturale gap tecnico di chi ha iniziato uno sport da pochi mesi, è la voglia di competere. Si gioca con atleti vispi che già sanno gestire giochi corti come il bunt e contro colossi che riescono a battere molto lungo. Le partite sono divertenti. Sia squadra blu che squadra nera hanno il solo problema di capire la regola della base obbligata e del tornare sulla base su palla al volo, però si tratta di problemi da poco. Questi ragazzi si sono resi anche protagonisti di apprezzabili gesti tecnici che, oltre a cancellare il ricordo di precedenti errori, hanno ottenuto anche molti applausi da pare di tutti.

Al termine delle prime tre partite avanza ancora tempo. Via quindi a una partita con squadre miste. La Sestese si divide in due e va a infoltire i ranghi blu e neri. In campo in risultato è fenomenale con 15 difensori per squadra. C’è chi preferisce giocare con un interno aggiunto, più o meno sopra la seconda base, e un catenaccio di esterni, c’è chi preferisce una soluzione a doppia schiera di esterni. Tutti si stanno divertendo e si riescono a completare altri 4-5 inning di pura esaltazione sportiva. “Ancora uno, ancora uno” è la richiesta che segue all’impietosa notifica degli agenti di sorveglianza. Tempo scaduto.

La Sestese viene ringraziata e ringrazia per la bella esperienza. Viene rimesso a posto il materiale e ci si prepara al percorso inverso che ci porterà fuori dell’ingresso. Tutti salutano con un bel sorriso. Proprio tutti. L’esperienza è stata gratificante e la missione è compiuta. Non serve altro per poter affermare, senza ombra di dubbio, che il progetto di cui la Sestese ha fatto parte è riuscito alla perfezione. Lato team rosso, la riprova sono i 15 minuti del rientro: tutti sono eccitati, e al silenzio pieno di curiosità dell’andata, contrappongono un fitto chiacchiericcio. Vengono concitatamente scambiate impressioni, opinioni e singole esperienze vissute in campo.

Un quarto d’ora e siamo fuori. Solo noi.

Parliamo ancora un po’, all’esterno, con lo staff del CPIA1. Si riesce ad affrontare un argomento come quello del ruolo di insegnante, o meglio educatore, contestualizzato in un ambiente molto lontano dalla quotidianità. Si riesce a far capire, a noi, a chi è stato abituato a ignorare l’ambiente penale, che la lancetta della politica carceraria deve spostarsi dalla semplice reclusione verso progetti di reintegrazione attiva. Vuoi per qualità della vita del recluso, vuoi per qualità della popolazione “standard”, una volta che il singolo viene rilasciato. É più semplice capire dopo che si è toccato con mano.

Sabato 21 luglio 2018 la Sestese Softball è stata un piccolo mattoncino. Un pezzetto di ingranaggio che si spera vada a far parte di un qualcosa di più complesso e funga da base per la realizzazione di un progetto, magari, su scala più vasta. Sicuramente in Italia non ci sono mai stati progetti simili e perciò ci complimentiamo con il CPIA 1 di Firenze sia nel merito dell’idea che nella realizzazione, con il Direttore della Casa Circondariale di Sollicciano e con tutti gli agenti preposti all’attività che hanno permesso lo svolgersi dell’evento.


Per approfondimenti leggete l’articolo “A Sollicciano la partita detenuti contro la Softball Sestese” su Sport Report

Autore dell'articolo: Matteo Pasquini

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